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Vesak 1998: una comunità in festa, una comunità in dialogo

Lo spazio sacro della festa è stato condiviso sotto una grande tenda a Pian dei Ciliegi (Ponte dell'Oglio - Piacenza), presenti Maestri, monaci, monache e praticanti buddhisti italiani.
La festa del Vesak nazionale 1998, come tutti gli anni, si è celebrata durante l'ultimo week-end di maggio (sabato 30 e domenica 31).

Vesak significa ricordare i tre aspetti espressivi della vita del Buddha: la nascita, il momento dell'Illuminazione, in cui il principe Siddharta divenne un Buddha, un Risvegliato, e il momento in cui ha lasciato il corpo ed è entrato nel Nirvana.
Tradizionalmente questi tre avvenimenti sono ricordati durante la luna piena di maggio e l'UBI li commemora ogni anno alla fine del mese di maggio per permettere a tutti i buddhisti italiani di riunirsi per la celebrazione comune.

E' stata una festa vedere insieme i praticanti che seguono le diverse Tradizioni buddhiste presenti in Italia: i colori degli abiti dei monaci ocra, gialli, bordeaux e neri si sono mescolati ai colori della folla, ai canti di preghiera intonati dalle diverse Tradizioni e in lingue diverse.
E' stata una festa e una celebrazione insieme, un momento di preghiera comune, di meditazione con sessioni continue guidate dai Maestri delle diverse scuole e Tradizioni e di discussione su un unico tema: "Il ruolo del Sangha nel movimento buddhista e nella società". Sangha significa in sanscrito comunità dei praticanti, di chi segue l'Insegnamento del Buddha. In questo incontro ci si è chiesto appunto, dopo oltre vent'anni di presenza in Italia con circa 50.000 buddhisti e Centri sparsi soprattutto nel centro-nord, quale sia il ruolo della comunità buddhista nella società italiana, quali devono essere i suoi impegni e le sue attività interne ed esterne, anche in vista della firma dell'Intesa con il Governo italiano, come prevista dall'art. 8 della Costituzione. Si sono ascoltate le esperienze di praticanti da tutta Italia dalle esperienze cittadine del Cerchio di Milano o dell'Ameco di Roma a quella particolare della Cooperativa di Bordo a Viganella (Verbania) con un nucleo di praticanti di origine svizzera che hanno deciso di dar vita in un paese abbandonato a una comunità buddhista di famiglie. Molto toccante e sentita è stata l'esperienza di alcuni praticante del sangha virtuale via Internet, che si sono potuti finalmente conoscere oltre lo schermo in un'atmosfera di gioiosa partecipazione da parte di tutti.
"Oltre all'UBI, ha affermato nel suo intervento il vicepresidente Sentinelli, ci sono altri centri, altre realtà, praticanti singoli e tutti quelli che si sentono buddhisti.
Non dobbiamo considerare solo l'etichetta UBI ma dare spazio e valore a quello che è la realtà più importante: il conoscersi tra praticanti".
Questa è apparsa in gran parte degli interventi la strada da seguire.
L'augurio ribadito dal Consiglio Direttivo dell'UBI è stato allora: conosciamoci, avviciniamoci, raccogliamoci senza burocrazia, formalismi o preoccupazioni varie cercando di capire il nocciolo della questione "Cerchiamo di far sì, ha concluso Sentinelli, che il sangha diventi questa realtà che ciascuno di noi ha definito all'interno del proprio centro o a cui vorrebbe arrivare".
Altri momenti importanti del Vesak si sono avuti nel primo incontro dei componenti della Commissione, che avrà il compito non facile di suggerire le norme per l'utilizzazione della quota dell'otto per mille, che sarà data all'UBI con la stipula dell'Intesa e che comincerà a novembre a Bologna il suo lavoro.
Mentre un altro incontro forte è stato quello dei maestri, dei monaci e delle monache italiani e stranieri di tutte le tradizioni che si sono visti per la prima volta in modo piuttosto informale per porre le basi della Prima Assemblea nazionale, che si terrà a Pomaia in settembre.
E' questo un dato estremamente interessante e nuovo anche per il millenario Buddhadharma ovvero che le varie tradizioni di origine cinese giapponese, tibetana, indiana, singalese ecc. possano colloquiare insieme.
In oriente non è stato possibile, oggi in occidente, in Italia lo è.
Le barriere storico-sociali ed etniche non ci sono e finalmente è possibile quel dialogo interbuddhista che è uno degli arricchimenti che l'occidente ha portato all'insegnamento millenario del Buddha.
La tradizione buddhista, millenaria in Oriente, ma appena maggiorenne in Italia, può essere estremamente fertile di spunti per lo sviluppo armonico dell'uomo e per affrontare temi di scottante attualità come i problemi legati alla bioetica, alla responsabilità in campo politico, economico e sociale, all'impegno per la solidarietà e l'aiuto.
Dal silenzio della meditazione e del raccoglimento si passa all'azione consapevole e all'impegno nel mondo. E' un passo importante che significa una crescita responsabile del movimento buddhista e una sua reale e concreta presenza in Italia alle soglie del nuovo millennio dell'era cristiana.
Infine un grazie di cuore a Gianni e Loredana per il lavoro di organizzazione e per la disponibilità mostrata a tutte le richieste del sangha presente.